Giada Giachino

jewellery designer

Giulia Tomasello, Future Flora

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by Giada Giachino

Giulia Tomasello‘s CV intro states that she is a Female Designer, it should not be a surprise. Material explorer, researcher and maker, Giulia explores the boundaries between science and art, between technology and the body, focusing on the female body.

Future Flora, the project presented in 2016 for the Degree Show of its course, MA Material Futures at Central Saint Martins, offers a kit for the prevention and treatment of vaginal candida. Please note, we are not talking of the last spot about intimate itching, Future Flora is a genuine project, creating a real link between body and cure.

The concept is to use microorganisms to rebalance the bacterial flora, and the medium is the research on traditional materials applied to innovative techniques.

With several active projects (an exhibition at Tetem, teaching at UCA Epsom, to name a few), several research projects on materials, Giulia continues to demonstrate great talent and determination.

1. Your project addresses the relationship between women and their body, do you think this is a contemporary taboo?
Futura Flora is addressed to females that are taking control of their own bodies as a new precious and intimate practice of self-care. As designer my aim is to raise awareness towards female social taboos, providing an alternative to our intimate treatment by nurturing the living organisms that balance the body equilibrium of our vaginal flora. Considering women as both oppressed and free from society, Simone De Beauvoir argues that a woman is not determined by her hormones or by mysterious instincts, but by the manner in which her body and her relation to the world are modified through the action of others than herself.
2. Future Flora is really innovative in terms of materials but starts from home-made healing traditions, how did you iterate this relationship?
Like many amateurs in biotechnology and innovation, I started to dive into biology and biohacking by growing living organisms in my room. Then my obsession on wearing second skin and understanding female behaviours drove me to develop a project strictly connected to both topics. Future Flora tackles the experience of growing and nurturing living organisms at home, enabling the female to become a participant in the culture and knowledge of science. Many women are already crossing the boundary between biology and self-medication, impelled by the strong desire of taking more responsibility for their own health. Practising vaginal seeding and the use of yoghurt tampon, show how much progress has been made in understanding the role of the microbiome in healthcare and wellbeing, and how much remains to be discovered.
3. Future Flora is featured by a specific visual ‘laboratory’ language, what is the importance of the narrative in your project?
Future Flora kit is composed by an inoculation loop, a spreader, a pipette with freeze-dried bacterial compound and the nutrient agar-agar recipe, plus an instruction leaflet providing the necessary steps to grow and harvest your own pad at home. In this project, I examined the possibility of these scientific tools becoming part of our everyday life, as quotidian as a makeup kit. This receptiveness to science is a trend manifested by the growing of bio-hackspaces, citizen science and DIY biology. Nevertheless, this project aims not to engineer nature but to design with existing resources. This is an important step to empower citizens with scientific knowledge on the edge of the bio-hacking revolution, where the female user is introduced in the unknown place of a laboratory. It engages the woman in the process of understanding the value of her body and the feedback that the body is constantly sending to her.
4. How do you see the future of your practice?
As Female Designer, designing for females – my focus is to continue developing innovative tools in the intersection of medical and social sciences, using materiality to question and communicate the boundaries between technology and our bodies. Aiming to raise awareness, to expose assumptions, provoke actions and to spark critical debates.

Che sulla intro del curriculum di Giulia Tomasello ci sia scritto Female Designer, non dovrebbe essere una sorpresa. Material explorer, ricercatrice e maker, Giulia esplora i confini fra scienza e arte, fra tecnologia e il corpo, concentrandosi in particolare sul corpo femminile.

Future Flora, il progetto presentato nel 2016 per il Degree Show del suo corso, MA Material Futures alla Central Saint Martins, propone un kit per il trattamento e la prevenzione della candida vaginale. Nota bene, non stiamo parlando dell’ultimo spot sul prurito intimo, Future Flora e’ un progetto genuino, nel suo creare un rapporto, reale, fra corpo e cura. 

Il concept e’ quello di utilizzare microorganismi per riequilibrare la flora batterica, e il mezzo e’ la ricerca su materiali tradizionali applicati a techniche innovative.

Con diversi progetti in attivo ( una mostra alla Tetem, l’insegnamento alla University of Creative Arts di Epsom, per dirne alcune), diversi progetti di ricerca sui materiali, Giulia continua a dimostrare grande talento e determinazione.

1. Il tuo progetto affronta il rapporto tra le donne e il loro corpo, pensi che questo sia un tabù contemporaneo? 
Futura Flora si rivolge alle donne che vogliono prendere il controllo del proprio corpo come pratica intima  per la cura di sé stesse. Come designer il mio scopo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica facendo luce sui tabù femminili della nostra società, fornendo un’alternativa al trattamento intimo attraverso l’utilizzo di microorganismi per bilanciare l’equilibrio della flora vaginale. Considerando la figura femminile come entità oppressa e allo stesso tempo libera dalla società, Simone De Beauvoir sostiene che la donna non sia determinata soltanto dai suoi ormoni o da suoi istinti più misteriosi, ma dal modo in cui il suo corpo e il suo rapporto con il mondo vengono modificati tramite l’azione di altri. 
2. Future Flora è in progetto innovativo in termini di materiali, ma medicamenti tradizionali fatto in casa; come hai iterato questo rapporto? 
Appassionata di biotecnologie e ricerca sull’innovazione, ho iniziato a sperimentare con le tecniche di DIY Biology e biohacking, addomesticando la biologia in casa e crescendo batteri e cellulose in camera da letto. Poi l’ossessione nel progettare ed indossare seconde pelli e la naturale propensione per temi sui comportamenti femminili, mi ha spinto a sviluppare un progetto strettamente collegato ad entrambe i temi. Future Flora propone l’esperienza di crescere e coltivare microorganismi in casa, permettendo alla donna di diventare partecipe nella cultura e conoscenza della scienza. Molte sono le donne che superano il confine tra la biologia e l’automedicazione, spinte dal forte desiderio di prendere maggiori responsabilità e cura per la propria salute. La pratica del ‘vaginal seeding’ utilizzata da diverse donne dopo un parto cesareo e l’utilizzo del tampone intimo con yogurt per curare le infezioni a livello vaginale, mostrano quanti progressi siano già stati compiuti nella comprensione della microflora in ambito sanitario, e quanto ancora ci rimane da scoprire. 
3. Future Flora è caratterizzato da una specifico linguaggio visivo, quasi ‘chimico’ direi, qual è l’importanza della narrazione nel tuo progetto? 
It engages the woman in the process of understanding the value of her body and the feedback that the body is constantly sending to her. 
Il kit di Future Flora è composto da un anello di inoculazione, una spatola, una pipetta con il composto liofilizzato batterico e la sostanza nutritiva di agar-agar, allegato ad un manuale di istruzioni che fornisce le misure necessarie per crescere il proprio medicinale e assorbente in casa. Nel progetto ho esaminato la possibilità di come questi strumenti scientifici entrino a far parte della nostra vita quotidiana, come un semplice kit da trucco. Questa apertura verso la scienza e le biotecnologie è una tendenza globale che si sta manifestando attraverso lo sviluppo di DIY Biology, biohackspaces e citizens science. Un passo importante per consentire ai cittadini con conoscenze tecnologiche e scientifiche interessati alla rivoluzione proposta dal biohacking, di introdurre l’utente femminile nel luogo sconosciuto di un laboratorio. 
4. Dove vedi il futuro della tua ricerca? 
Mi considero un designer che progetta per le donne – il mio obiettivo è quello di continuare a sviluppare strumenti innovativi nel punto di intersezione delle scienze mediche e sociali, mettendo in discussione i confini tra la tecnologia e il nostro corpo. Con lo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica nell’esporre ipotesi, provocare azioni e suscitare dibattiti critici.